giovedì 9 giugno 2016

Biogas e gas-to-liquid, alcuni esempi concreti

Finché il gas GPL/metano con cui ci scaldiamo d'inverno, e che usiamo anche per alimentare le nostre centrali elettriche a ciclo combinato, proviene dalla Siberia o dalla Libia attraverso oleodotti oppure dal Medioriente con stoccaggio nei rigassificatori del Mediterraneo, può sortire scarso interesse produrre biogas all'interno del territorio nazionale. Per motivi analoghi, può sembrare non conveniente trasformare il gas in altri carburanti liquidi visto che tali carburanti vengono ancora estratti dai giacimenti tradizionali.

Tuttavia, che ci interessi oppure no, nella nostra verde Italia avremmo a disposizione una fonte inesauribile di materia prima da cui ricavare il biogas: i reflui dell'industria zootecnica ed altre biomasse che vengono gratis, fra cui, i liquami delle fognature urbane, il falciato domestico e i maceri della grande distribuzione agroalimentare. Comunque questi "scarti" ci sono, se ne producono a milioni di tonnellate ogni giorno e possiamo decidere se, come dire, cacciarli sotto al tappeto, oppure ricavarne qualcosa.

Qualcuno osserverà allora che questo "ricavarne qualcosa" è ben lungi dal competere massivamente col gas siberiano, per cui bisognerà attendere il picco di produzione anche di questa risorsa (e di quello di provenienza libica) prima di vedere il mercato energetico puntare in modo deciso sul biogas. Quindi, perché promuovere il biogas in questo blog? Tanto, dirà qualcuno, abbiamo già capito che quello di provenienza fossile vince, e vincerà per molti anni ancora. Ecco, non è proprio così, a meno che non neghiamo certi numeri sulle potenzialità del biogas che presenterò in un post successivo.

Per ora mi si conceda di presentare alcune realtà importanti e vitali nella panoramica industriale del biogas e del GTL (Gas To Liquid). La prima di queste realtà è una compagnia tutta veneta, la Seko SpA.
              
Alla Seko tenni un colloquio di lavoro diversi anni fa, ma non fui ovviamente assunto perché al tempo, poiché mi occupavo di controlli per il teleriscaldamento, il termine "miscelatrice" per me significava la valvola 3-vie utilizzata per le termoregolazioni, mentre per i recruiters di Seko significava la pala rotante che nei digestori, a mó di betomiera, rimescola i fanghi.
                           
Aneddoti personali a parte, la Seko propone tutta una serie di prodotti per la filiera delle biomasse, dalle macchine per la raccolta e macinatura di legni ed arbusti, ai sistemi di controllo per i digestori.
 
Sempre in Veneto abbiamo anche la vicentina Biogas Engineering. Non è un caso che queste due realtà siano nate nel verde Veneto, ricco di allevamenti, e quindi di materia prima per la filiera del biogas.
                  
Fin qui abbiamo due esempi di aziende operanti nel settore biogas, ma in quanto alla conversione GTL? A tal proposito esempi celebri e molto recenti sono l'americana GasTechno ed il Pearl GTL Project della Shell.
           
GasTechno si è distinta per la realizzazione di un sistema compatto per la trasformazione del metano in metanolo attraverso una singola reazione. Il Pearl GTL invece consiste in un vero e proprio mega-impianto petrolchimico realizzato in Qatar.
            
Il Pearl GTL, naturalmente, non usa il biogas come materia prima da trasformare, bensì il gas fossile. Qualcuno si chiederà allora cosa c'è di veramente "green" in questo. Ebbene, innanzitutto anche il gas fossile porta con sé molto meno materiale di scarto da separare; in secondo luogo, un liquido ottenuto per sintesi dal gas risulta di facile trasporto e stoccaggio in quanto, appunto, liquido. Inoltre il Pearl GTL produce, per sintesi, ogni tipo di materiale che normalmente viene ricavato dal greggio per raffinazione; dalle paraffine agli olii lubrificanti. 
         
Il fatto poi che, proprio in questi ultimi anni, vi siano stati investimenti nelle tecnologie GTL, suggerisce che, ormai, l'impurità del greggio stia arrivando a livelli tali da rendere i costi di produzione di carburanti per raffinazione paragonabili con quelli della produzione per sintesi da gas naturale.

Se questo fosse vero (e personalmente ne sono convinto), l'attuale scommessa sul GTL potrebbe diventare semplice normalità entro una decina di anni. Nel frattempo, il presente blog valuterà anche quali interessanti applicazioni si potrebbero realizzare sfruttando le peculiarità di alcuni combustibili di sintesi che si possono ricavare con maggiore facilità dai processi GTL.
         
Stay tuned

domenica 15 maggio 2016

Esisto ergo CO2

La maggiore concentrazione di CO2 nell'atmosfera degli ultimi 100 anni è considerata una delle principali cause del surriscaldamento terrestre. Su questo mi trovo assolutamente d'accordo; anche il fatto che le temperature siano aumentate, in media, addirittura di 3/4 gradi rispetto a 30 anni fa, è lampante sotto i nostri occhi. Cito qualche esperienza personale che nel tempo mi ha destato qualche preoccupazione; faccio solo presente che ho sempre vissuto fra la bassa padovana e l'alto Polesine, quindi profonda Pianura Padana:
  • Quando avevo 10 anni, durante le notti d'inverno, la rugiada si depositava sulle reti delle recinzioni e si scioglieva solo parzialmente durante il giorno. Oggi non vi è traccia di rugiada sulle reti neppure al primo mattino. 
  • Quando avevo 6 anni, almeno una nevicata abbondante l'inverno non ce la negava. D'altra parte i nostri "vecchi" confermano che, ai loro tempi, le nevicate erano 3/4 e non c'era verso che la neve si sciogliesse da novembre a febbraio. Quest'anno, zero neve; l'ultima nevicata degna di essere chiamata tale, almeno dalle mie parti, risale all'inverno 2010/2011.
  • Quando avevo 14 anni andavo a raccogliere pomodori e pesche sotto il sole d'agosto; quindi a mezzogiorno tornavo a casa e mi schiacciavo un bel pisolino di mezzora al fresco delle mia camera da letto. Sei anni più tardi, ormai studente d'ingegneria, a mezzogiorno schiattavo di caldo in camera mia e proprio non ce la facevo a studiare con quell'afa.
Questi sono comunque solo alcuni esempi di esperienza diretta del temibile e fantomatico "global warming". Quindi qualsiasi negazionista di questo fenomeno può pure raccontarmi quel che gli pare ma, per certo, nell'entroterra padano c'è stato un tangibile aumento delle temperature medie annuali durante gli ultimi 20/30 anni.
  
Cio detto, allora, che facciamo? Tutti in macchina elettrica e bicicletta? Condanniamo il moderno consumismo e l'industrializzazione selvaggia? Torniamo ad uno stile di vita più semplice e sobrio? Ecco, ad esempio, semplicità e sobrietà sono concetti abbastanza opinabili. Penso che in questa era di crisi chiunque, a modo suo, cerchi di essere più sobrio nella sua quotidianità. E poi, in che modo si può controllare se una persona limita i consumi e non spreca risorse per sfizio? Ogni persona deve essere libera di consumare quanto le pare, a costo di dilapidare l'intero stipendio in sprechi ed oggetti inutili. 
  
Piuttosto è auspicabile che l'opinione pubblica, in generale, sia maggiormente sensibilizzata sui temi dell'efficienza energetica e della sostenibilità, questo sì! Dal lato pratico, però, non si potrà mai sapere quanto effetto abbia sortito tale sensibilizzazione; ad esempio, qualcuno potrà pure essere molto sensibile ai temi della sostenibilità ma, nel contempo, non poter fare a meno del ferrarino da 300 CV. 

E' proprio il concetto del "non poter fare a meno" che fa cascare il palco. Alla fine chiunque fa il possibile per soddisfare le proprie esigenze, eventualmente frivole, col budget che il proprio lavoro / professione / rendita gli mette a disposizione.

E poi, se ci pensiamo bene, mentre respiriamo produciamo comunque anidride carbonica. Non per questo gli ecologisti vanno in giro dicendo di trattenere periodicamente il respiro e compiere meno movimenti possibile. Estendendo questo concetto a tutte le cose della vita quotidiana, possiamo dire che, ad esempio, l'automobile ci serve per spostarci generando CO2 ma, non per questo, ci permettiamo di stare a casa 3 giorni alla setimana onde limitare le emissioni di CO2 dei nostri automezzi (poi ci sarebbe anche il telelavoro, ma qui si apre un capitolo a parte).

Il punto allora è il seguente: solo per il fatto di esistere produciamo CO2, quindi nel nostro sistema di produzione energetica dobbiamo prevedere un metodo che chiuda il loop di generazione dell'anidride carbonica; è mandatorio, non c'è macchina elettrica o moderazione dei consumi che tenga! Il loop di cui parlo è ben schematizzato nella figura riportata in questo post.

La realtà è allora che serve la generazione di biogas con successiva trasformazione in liquidi (GTL = Gas To Liquid) per mezzo di processi simili a quelli della famiglia Fischer-Tropsch. Ad ogni modo, come primo step, i reflui zootecnici - industriali - civili, più il rifiuto umito, più le biomasse di scarto dell'agricoltura non devono finire in una buca ma, piuttosto, devono rientrare nel ciclo energetico per produrre biogas (in sostanza gas metano). Con questo poi, si potranno fare tante belle cose... a riguardo, però, si rimanda ai futuri post.

sabato 14 maggio 2016

Qualcosa di Veramente Nuovo

Riporto in questo post il link di Qualcosa di Veramente Nuovo, uno lavoro che non mi portò mai nessun vantaggio economico, ma che fu di ispirazione per qualche decina di persone, oltre a me. Il presente blog potrebbe essere considerato, ragionevolmente, il seguito del capitolo intitolato "Chi ricerca trova".

Faccio comunque presente che, dopo otto anni, com'è ragionevole aspettarsi, non mi ritrovo più in alcune delle idee espresse in quel saggio.

venerdì 13 maggio 2016

Andiamo al sodo, l'energia sta ancora negli idrocarburi, vi piaccia oppure no.


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Dopo i primi post stile "varie ed eventuali" di questo blog, è arrivato per me il momento di andare al sodo del discorso. Non l'ho fatto subito per non entrare a gamba tesa con temi caldi già alle prime battute. Ho preferito piuttosto calarmi gradualmente, una seconda volta, nelle vesti di saggista del mondo energetico e delle tecnologie correlate. Sono un "insider" di queste tecnologie, perché il mio lavoro è sempre stato pilotare la potenza e amministrare l'energia per mezzo dei microcontrollori. Quindi se volete sentire di complotti fra multinazionali del petrolio o scoop su sistemi strabilianti per ricavare energia dal nulla profondo, cambiate sito.

Detto ciò, non pretendo che andiate a leggervi tutta una disquisizione aulica su EROEI o EROI per capire come la penso, piuttosto ve la spiattello spudoratamente lì davanti senza neppure darvi il tempo di reagire. Già il titolo del post fa la sua parte in merito. Poi, se avrete il tempo di seguire il presente blog, vi dimostrerò che ho maledettamente ragione.

Il succo del discorso è che dobbiamo imparare a ricavare gas dalla fermentazione degli scarti organici industriali - agricoli - urbani, per poi trasformarli in idrocarburi liquidi di vario genere per tutto quello spettro di applicazioni che permettono al nostro mondo civilizzato di essere come noi lo conosciamo. E' importante trasformarli in liquidi, e quindi non fermarsi al solo biogas, perché, ad esempio, per motivi di fattibilità e praticità d'uso non possono esistere in commercio applicazioni come il rasaerba a metano o il motociclo a metano.

Come si arriva allora ai carburanti liquidi come gasolio e benzina? Semplicemente usando varianti dei processi di Fischer-Tropsch già impiegate dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale per produrre il gasolio per i panzer che, correggetemi se sbaglio, arrivarono fin dentro le mura di Leningrado. A batteria sicuramente non ce l'avrebbero mai fatta.

I nazististi però non avevano ancora il biogas, ma essendo la grande Germania seduta sopra un enorme giacimento di carbone, ottenevano un gas di sintesi dalla gassificazione di questa risorsa. Tale approccio, ovviamente, contribuirebbe ad immettere un ulteriore mole di CO2 nell'atmosfera, ma oggi noi abbiamo il biogas la cui produzione, se ben gestita, permetterebbe di chiudere il loop CO2/O2.

La via degli idrocarburi "bio" è un percorso obbligato. Il gasolio ha una densità energetica di 11,6 KWh/Kg. Quindi anche la densità energetica della più performante fra le batterie che oggi la tecnologia riesca a realizzare, risulta irrisoria in confronto a quella di gasolio o benzina. Ad esempio una vettura a gasolio si arrampica su per i tornanti di montagna senza alcun problema; una vettura elettrica dovrebbe essere invece trascinata da una vettura a gasolio dopo la prima manciata di tornanti.

Di questo dovrebbero prendere atto anche i fautori dei "veicoli elettrici ovunque" e, se non gli va giù, si facciano pure una gita in montagna coi loro silenziosissimi mezzi elettrici e poi mi sappiano dire com'è andata.



lunedì 18 aprile 2016

All'improvviso un referendum

Scrivo anch'io due parole su questo referendum di domenica scorsa che, nella mente di chi lo ha proposto, voleva bloccare diverse estrazioni petrolifere in corso o, piuttosto, obbligare diverse industrie petrolifere a smantellare completamente impianti dismessi per esaurimento dei rispettivi giacimenti.

Innanzitutto, due cose da dire sullo strumento del referendum in quanto tale:
  1. Il referendum non dovrebbe prevedere il quorum. Piuttosto, chi va a votare decide anche per gli altri. Diciamo che, concettualmente, colui che non vota delega gli altri per una scelta su cui lui stesso non si sa pronunciare. Così, tecnicamente, chi sta a casa è come se votasse effettivamente per l'opzione che alla fine vince.
  2. A Roma ci sono già centinaia di persone pagate profumatamente per legiferare su argomenti tecnici come quello affrontato domenica scorsa. Il popolo, casomai, dovrebbe essere chiamato a schierarsi su temi di carattere etico e sociale, come immigrazione, federalismo, eutanasia, step child adoption e così via.
Detto ciò, parliamo di energia.

A dire il vero non c'è molto da dire in questo particolare contesto, se non che, in molte cose, forse è meglio lasciare che la natura (ovvero l'industria) abbia il suo corso. Anche se bloccassimo oggi stesso tutte le estrazioni e trivellazioni in Italia, il giorno in cui non dovesse restare neppure un goccio di petrolio arabo, sicuramente accorreremmo disperati a ripristinare le estrazioni in quei luoghi che abbiamo fatto chiudere per sensibilità ecologica.

Quindi, direbbe qualcuno, il blocco delle estrazioni oggi avrebbe l'effetto benefico di farci accantonare una pseudo-riserva strategica per il domani. Già, allora facciamo un referendum sulle riserve strategiche, piuttosto! Oppure definiamo una politica organica per la gestione delle riserve strategiche.

Lasciare marcire qualche decina di pozzi petroliferi, o smantellarli del tutto rendendo estremamente oneroso un loro ripristino in caso di stretta necessità, non risolve granché. Tanto vale sfruttare tutte le estrazioni fossili ancora attive per avere ancora un pò di respiro prima di essere costretti ad essere, finalmente, "full green". Almeno questo è il mio modesto parere; non sprecherò comunque altre parole su questo argomento così triviale per cui si è consumato, addirittura, un referendum.

venerdì 15 aprile 2016

Ottimi esercizi ingegneristici

Ai tempi dell'università avevo un prof che, a mio avviso, aveva trovato una definizione molto incisiva per tutte quelle soluzioni e tecnologie che appaiono molto avanzate ed innovative dal punto di vista tecnico ma, di fatto, non competitive dal punto di vista economico. Il termine che lui aveva coniato per questo tipo di cose era "ottimi esercizi ingegneristici".
 
Il termine era assolutamente azzeccato perché, di per sè, non disprezzava la soluzione in oggetto ma affermava chiaramente che non avrebbe avuto mercato. Qualcuno, invece, le chiamerebbe ciofeche benché abbiano in sè notevoli elementi di innovazione e possano tornare utili fra un po' di tempo.

Di vere ciofeche invece, intese come inutili sforzi di inventiva, ve ne sono di diversi tipi in natura. Una delle più celebri è, secondo me, Eolo, ovvero la macchina ad aria compressa. Anche volendo dare qualche chance a questo tipo di tecnologia, resta il fatto che l'aria compressa è una forma di accumulo di energia come tanti altri, molto più inefficiente di tanti altri. Quindi un mezzo ad aria compressa non ha nessun valore aggiunto, a parte tanta coppia quando il bombolone è appena stato caricato. Anche il più scadente veicolo elettrico risulta estremamente competitivo in confronto ad Eolo. Poi una macchina elettrica ha solo bisogno di una presa elettrica per ricaricarsi; Eolo avrebbe sempre bisogno di una presa elettrica che alimenta un compressore che gonfia un bombolone.

Quindi, chi dovesse viaggiare con Eolo, avrebbe necessità di trovare un compressore adeguato ovunque si fermi per fare "rifornimento". In alternativa, dovrebbe portarselo sempre appresso. Direi quindi che, chi ha inventato Eolo, non aveva un buon rapporto col business.

Un'altra applicazione, poi, che non so se definire più ciofeca o curioso esercizio ingegneristico, è rappresentata dal Kitegen. Esso, come dice il nome, consiste in un paracadute da parapendio (kite) che tira un cavo avvolto su una grossa bobina agganciata ad un alternatore, che così genera (gen) energia elettrica. In prossimità del kite il cavo si separa in due o quattro parti, sicché tirando i cavi minori solo da un lato (e questo lo fa un meccanismo situato alla biforcazione del cavo maggiore) il paracadute tende ad incrinarsi perdendo portanza e permettendo, così, di riavvolgere il cavo principale con minimo sforzo. Riavvolto allora il cavo fino a terra, il kite viene ancora lasciato libero di prendere vento in modo da fargli iniziare una nuova fase di trascinamento.

Il controllo riceverebbe gli opportuni input da alcuni accelerometri attaccati al paracadute; quindi esso dovrebbe calcolare posizione e velocità istantanea del kite e, in base a queste informazioni, aggiustare in tempo reale tensione della corda e angolazione del pinnacolo flessibile che mantiene in trazione elastica il cavo. Per farla breve, il kitegen è una grossa canna da pesca che deve ciclicamente alzare in aria una specie di aquilone.

Recentemente mi sono divertito ad alzare in volo un aquilone per farci giocare mia figlia. A 3-4 metri da terra roteava in continuazione lungo una traiettoria a 8 orizzontale (o simbolo di "infinito", per chi mastica un pò di matematica). Era abbastanza difficile che questo 8 non degenerasse in uno schianto a terra, almeno fin che il velivolo si trovava a bassa quota. Poi, anche se aveva raggiunto una certa altezza, un improvviso cambio di direzione del vento lo faceva sbarellare malamente e riprendeva ancora quel 8 maledetto fin che non si schiantava definitivamente. Facendone un parallelo col kitegen, mi chiedevo quale controllo digitale (cioè non umano) riuscirebbe e tener testa a tutto quell'insieme di variabili, non linearità ed imprevisti.

Poi ammesso anche che si riesca a concepire il controllo perfetto per il kitegen (magari in un mainframe da milioni di teraflops al secondo), a mio avviso, per questa tecnologia si pone una grave problema di usura meccanica: il cavo principale, presumibilmente di acciaio, deve scivolare lungo gli anelli del pinnacolo. Allora con quale frequenza bisognerebbe cambiare corda ed anelli? Per contro, le più "stupide" pale eoliche lavorano per decenni senza aver necessità di nessun tipo di manutenzione meccanica. In definitiva, davanti alle diverse incognite poste dal kitegen (e quelle sopra descritte sono solo le principali), la domanda sorge spontanea: ma chi cce lo fa fà?!

Comunque il Kitegen ed Eolo sono solo due esempi di improbabili tecnologie per il risparmio energetico o lo sfruttamento delle fonti rinnovabili. Non ho comunque voluto esaurire in questo post tutta la lista di soluzioni che, in base a dati raziometrici, risultano fallimentari fin dalla nascita. Il punto è che, nell'approcciare una certa idea o soluzione, bisogna sempre chiedersi che costi avrà alla sua introduzione nel mercato e... se ci puo' arrivare sul mercato. E' il busines che alla fine decide cosa è un pezzo da vendere o cosa è solo un cimelio da laboratorio. Introdurre una nuova tecnologia che funzonicchia o non introduce nessun vantaggio di rilievo, è un pessimo modo per iniziare.

Il progetto Kitegen in Italia ottenne qualche milione di euro di finanziamenti a seguito di una notevole opera di convincimento anche da parte di accademici attivisti nell'ambito delle energie rinnovabili, nonché promulgatori di una filosofia di sostenibilità. Questi finanziamenti si tradussero però in un ammasso di ferraglia dislocato sulla cima di una collina dell'appennino. Destino analogo ebbero i prototipi di Eolo.

Quando si vuole concepire una nuova tecnologia bisogna pensarla in uso a (o per) decine di migliaia di persone, e bisogna tenere ben in mente che deve poter funzionare per mesi senza nessun tipo di manutenzione. Queste sono alcune delle regole basilari che saranno tenute in considerazione in questo blog.


mercoledì 6 aprile 2016

In principio fu... anzi no, questo è il seguito.



Aprile 2016. Sono trascorsi quasi 8 anni da quella fine Giugno del 2008 in cui il costo del greggio raggiunse quasi i 150$/barile. Sembrava che l'offerta di petrolio non riuscisse più a soddisfare la richiesta, o che qualcuno avesse ordito qualche complotto per rialzare i prezzi a livelli insostenibili. Qualche settimana prima avevano preso luogo pesanti manifestazioni dell'autotrasporto, con  scioperi e blocchi presso diversi caselli autostradali per protestare contro l'insostenibile prezzo del gasolio.
 
Ebbene, a quei tempi, non avendo ancora bimbi piccoli con cui giocare, prato da falciare settimanalmente, la cagnetta da portare a passeggiare o quant'altro di domestico a cui badare, mi avanzava spesso qualche minuto da sprecare in cose futili come, ad esempio, curiosare nel blog di Beppe Grillo.
 
Dunque accadde che, una sera, mi imbattei in un video di youtube inserito all'interno di un post riguardante, appunto, i dubbi sulla disponibilità delle risorse petrolifere per gli anni a venire. Questo video era il primo episodio del documentario "Petrolio, fumo e specchi". Fu veramente impressionante, quel documentario sconvolse completamente la mia visione del mondo e solleticò una mia innata "simpatia per l'apocalisse" che, essendo ancora privo di responsabilità, potevo ancora permettermi.
 
Iniziò allora, per me, un intenso periodo di approfondinenti sull'esaurimento delle risorse energetiche e minerarie planetarie. Più andavo avanti, più avevo la percezione che la faccenda fosse veramente drammatica e che, in un prossimo futuro, non ci sarebbe stata alternativa agli scenari descritti in film cult come "Mad Max", "The Book Of Eli" oppure "The Road".
 
Sembrava insomma non esservi alternativa al precipitare degli eventi verso il medioevo post-industriale. Tale precipizio era stato appunto denominato "The Olduvai Gorge" (https://en.wikipedia.org/wiki/Olduvai_theory) dai cultori dell'argomento, ed avrebbe iniziato a dimostrare i suoi effetti più devastanti entro il 2020.
 
Avendo quindi raggiunto, verso fine 2008, un notevole livello di consapevolezza in merito al futuro che si prospettava per l'umanità secondo queste teorie, inizai a perdere interesse in molte cose della quotidianità visto che, comunque, "si sarebbe tornati al medioevo e la quitidianità sarebbe stata quella delle caverne e delle capanne"... o almeno, questo era uno dei papabili scenari. Per qualche periodo credetti anche nella teoria della "decrescita felice" ma poi, fortunatamente, ebbi la capacità di comprendere una cosa assolutamente ovvia: quello che risparmio io lo spreca qualcun altro.
 
Ad esempio, anche se io mi sposto in bici per non consumare inutilmente altra benzina e non contribuire ulteriormente all'inquinamento planetario, idealmente da qualche parte nel mondo ci sarà qualcun altro in SUV che, alla faccia mia, dilapida diverse centinaia dei litri della benzina che io sono riuscito a risparmiare. In parole povere non esiste coscienza ecologica che tenga perché, chi può, consuma; d'altra parte, coi propri soldi, chiunque può fare ciò che gli pare e di questo bisogna farsene una ragione.
 
Si aggiunga la considerazione che, se effettivamente dovessimo tornare all'età della pietra in pochi anni, ci converrebbe allora metterci a zappare la terra e vivere in capanne di fango oggi stesso; così almeno avremmo il tempo materiale per "allenarci" a sopportare questo stile di vita (http://www.resilience.org) e formare gli appropriati anticorpi a povertà, sporcizia, decadenza. Ma se l'Olduvai Gorge iniziasse nel 2040? O se fosse già iniziato ma non si fosse palesato nelle modalità attese?

Insomma, si può pensare al peggio, è lecito, ma non si può vivere in funzione di esso. Ad un certo punto, anche la simpatia per l'apocalisse inizia a diventare stucchevole e, se non lo diventa, causa isolamento settario. Ed è stato così che, durante un lungo periodo di pseudo-depressione e demotivazone, ho potuto interiorizzare e digerire il concetto di peak oil, o peak everything, formando così gli opportuni anticorpi per poi togliermi, finalmente, la pelle del filo-apocalittico. Uno di questi anticorpi è costituito dal seguente concetto: 
Si pretende che la produzione energetica planetaria debba soddisfare le richieste di un economia in crescita esponenziale (non a rampa, attenzione). Ma io sono un tecnico, non un economista; quindi se la tecnologia consentisse un tenore di vita decoroso ad una popolazione planetaria stabile (es. 2-3 miliardi di persone) in un'economia globale "stazionaria", non sarebbe comunque un bene?
Attenzione, qui non c'è il concetto di "decrescita felice", nè di "controllo delle nascite". Qui c'è la negazione del concetto di "crescita a tutti i costi". La tecnologia, insomma, deve fare la tecnologia, non deve preccuparsi di sostenere un dogma ecomico. D'altra parte non c'è più una torta che cresce per tutti, ma una torta di grandezza stazionaria (o comunque ad evoluzione spontanea) in cui chi vince prende le fette più grosse. Se finora, per avere più benzina, bastava aggiungere un buco sul mega-giacimento di Ghawar, in un prossimo futuro si dovranno utilizzare fonti rinnovabili che, in media, forniranno sempre lo stesso quantitativo di energia ogni anno. Chiaro, si potranno aggiungere nel tempo pale eoliche e pannelli fotovoltaici, ma loro da soli non porteranno mai tanto lontano proprio per i motivi che saranno illustrati in questo blog. Ci sono altri sistemi e tecnologie che, invece, contengono intrinsecamente una formidabile densità energetica a costi confrontabili con quelli del petrolio fossile. Proprio la descrizione e sperimentazione di queste tecnologie sarà il tema fondamentale del presente blog.

Questo website non nasce dal nulla ma segue, a distanza di 8 anni, il saggio "Qualcosa di Veramente Nuovo" in cui constatavo l'avvento del peak oil, ma non proponevo nessuna soluzione effettiva, se no qualche ipotesi.

In questi otto anni ho perlustrato in lungo e in largo decine e decine di idee, tecnologie e sistemi per lo sfruttamento delle fonti rinnovabili e per lo stoccaggio energetico efficiente. Ho preso qualche abbaglio, ma nel tempo ho imparato ad essere più concreto e, stando ben attento a tenermi lontano dalla fantascienza, ad un certo punto della vita sono riuscito ad individuare soluzioni di una certa consistenza.

Tali soluzioni saranno descritte e promosse nel presente blog ed avranno un loro follow-up, nel tempo, per verificarne l'efficacia anche commerciale. Sogno nel cassetto del sottoscritto blogger sarebbe ottenere grazie al blog, ed in un giorno non troppo lontano, sufficienti incentivi per creare un laboratorio di sperimentazione sulle tecnologie qui descritte. Nel caso l'idea dovesse piacervi, avrete molte occasioni per sostenere l'iniziativa durante la vostra navigazione in queste pagine  web.

Grazie per l'attenzione.

Jimi Sebben
Aprile 2016